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  Volando [ Guardando dall'alto ]
         



"...io sono un principe libero
e ho altrettanta autorità di fare guerra
al mondo intero quanto colui
che ha cento navi in mare"
SAMUEL BELLAMY
[pirata alle Antille del XVIII secolo]

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E tu chi salveresti?


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Solo una cosa. Leggetele



tessera partito folli e folletti 2

Finalmente lei ha proposto un partito davvero nuovo
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scrivi a Volando

Pensieri:

L'uomo non è nato per volare, in compenso da quando è nato pensa a un sacco di modi per realizzare cio' che non era destinato a fare.
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Sono i nostri difetti a renderci esemplari unici della specie umana.
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Citazioni:

«Perché una volta che avrete provato a volare
Camminerete sulla terra con gli occhi rivolti al cielo
Perché lassù siete stati
E lassù avete voglia di tornare...»

Leonardo da Vinci
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Salito Astolfo sul destrier volante,
lo fa mover per l'aria lento lento;
indi lo caccia sì, che Bradamante
ogni vista ne perde in un momento.
Così si parte col pilota inante
il nochier che gli scogli teme e 'l vento;
e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa,
spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.

Ludovico Ariosto
L'Orlando furioso


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24 dicembre 2006

Senza chiesa ma con tanto amore








permalink | inviato da il 24/12/2006 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa



23 dicembre 2006

Cavolo mi hanno censurato :-O

Si vede che qualche volta rompo davvero le palle... anche se non voglio... il blog controcorrente mi ha censurato 2 volte in un giorno :-O
Che onore




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23 dicembre 2006

Lettera aperta all'onorevole Volontè

Egregio onorevole,

questa è una lettera aperta, che comparirà anche sul mio blog, e che ha il solo intento di provare a farle guardare le cose anche un po’ dal nostro punto di vista.
Il punto di vista di uomini e donne forse un po’ meno perfetti di lei. Meno sicuri del valore “dei valori”. Ma persone che amano, fanno l’amore, fanno figli, litigano, tradiscono e si arrabbiano e fanno la pace. Insomma persone vere. Uguali a quelle a cui volle assomigliare Gesù.
Provi a leggere una volta con amore cristiano invece che con fervore cattolico.
Sono zio di un ragazzo di 14 anni destinato fin dalla nascita  ad una vita sulla sedia a rotelle.
Ma non è di lui che le voglio parlare.
Le voglio parlare di tutti quelli che come mio nipote sono vivi, si innamorano, odiano, piangono e ridono, ma soprattutto soffrono.

Non importa il motivo, la causa prima. Soffrono per una malattia, per un incidente, per l’incuria di una madre o di un medico, per un loro peccato... Ma importa che soffrono. E come tutti coloro che soffrono sperano un giorno di non dover soffrire più.
La speranza di molti sofferenti, si chiama “ricerca”. Una parte della ricerca, quindi una parte della speranza, si chiama “cellule  staminali”. Ma lei  ha deciso insieme ad altri, che un ragazzo di 14 anni e migliaia di persone, debbano rinunciare a questa speranza.
Per difendere la vita di embrioni comunque morti, siete disposti, lei è disposto, a negare una speranza a chi non chiede nulla di più che di poter avere una vita normale.
Uccidete la speranza per migliaia di persone di poter correre, uscire con la ragazza/o, fare l’amore.
Non si può creare nemmeno una blastocite. Otto cellule senza sistema nervoso, senza nemmeno un DNA, sono considerate alla stregua di un ragazzino che soffre, che deve venire periodicamente operato, perché le sue ossa crescono ma i muscoli no.  E allora le giunzioni si lussano, lentamente un po’ al giorno finché un medico non ti infila un tubo in bocca, un altro ti addormenta, ed un altro ancora ti taglia i muscoli ed i tendini per allungarli e darti un po’ di tregua. Che vorrebbe passeggiare nei boschi o semplicemente fare un giro con la bici nel cortile.
Ho un ex compagno di scuola che come me è innamorato del volo,  ma lui da anni non può più volare. Le sue gambe un po’ alla volta non sono più state in grado di sostenerlo. Ha la stessa malattia ereditaria che già aveva sua madre. La stessa malattia che hanno ereditato anche i suoi due fratelli. Malattia molto simile a quella di Welby e di Coscioni.
Ma queste persone non solo si vedono negata una speranza di vita. Quando dopo anni di sofferenza… mi scusi, dopo una vita di sofferenza, anche l’ultima speranza è svanita, vedono accanirsi su di loro la tortura della sopravvivenza forzata. Perché dopo avergli negato la speranza di una vita normale, gli si nega anche il diritto ultimo di morire come si dice… “in santa pace”.

Proprio quel Dio, di cui immagino lei parli spesso, ci ha dato una cosa che si chiama libero arbitrio.
Forse lei pensa che essendo noi cittadini, noi uomini fin troppo normali, un po’ meno perfetti di quanto lo siano i nostri rappresentanti, abbiamo diritto ad un libero arbitrio per cosi dire… se non limitato perlomeno mediato dalle vostre convinzioni riguardo i “valori”.
Be io non credo che sia cosi. D’altra parte Gesù è nato falegname e questo non gli ha impedito di predicare valori più grandi di quelli dei senatori di Roma.
E allora Onorevole, ci lasci almeno la libertà di decidere se farci staccare la spina o meno, e lasci la libertà a chi ci sta vicino se acconsentire o no al nostro desiderio. Se poi sarà peccato, ci sarà qualcuno anche più bravo di lei a decidere la pena.

Buon Natale, Fulvio Turvani

www.volando.ilcannocchiale.it




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22 dicembre 2006

Welby. La chiesa che sà solo negare.




Non ci sarà la chiesa ai funerali di Piergiorgio Welby.


Ma d'altra parte ormai da tempo questa chiesa sà dire solo no al suo popolo.

Una domanda a bigotti e sacerdoti però la voglio fare.

Credete che Gesù andrà a questo funerale?

Secondo me tra tanta gente comune che ha sofferto con Piergiorgio, ci sarà anche lui.









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21 dicembre 2006

A tutti quelli che… “ la vita non si discute”

A tutti quelli che… “lo stato non deve parlare di eutanasia, perchè parlare di certe cose non è morale (etico) ed anche il santo padre a detto che….”

 

Provate a stendervi in une letto, fermi, immobili. Provate a respirare con i tempi dettati da un metronomo. Senza che il respiro possa seguire il vostro desiderio, pensiero, necessità.

Quando vi pruderà il gomito, non potete grattarvelo. Non potete nemmeno contrarre i muscoli per strusciarlo sulle lenzuola. Dovreste chiamare qualcuno perché ve lo gratti lui…. Ma non potete nemmeno parlare per chiamarlo. Solo appena muovere gli occhi

Immaginate di dover urinare con un catetere, il vostro intestino è attaccato con un tubo ad un sacchetto che altri saranno costretti a cambiare periodicamente. Immaginate di mangiare attraverso un tubo che va’ direttamente nello stomaco.

Immaginate la schiena piagata, lo spazio fra le natiche infiammato. Immaginate infermieri e parenti che vi lavano, vi ungono le piaghe con le creme. Vi rivoltano con fatica nel letto sollevando ogni volta l’odore di un corpo malato nell’aria.

Immaginate di dover fare a meno del telefono, del computer, del telecomando, anche dell’interruttore della luce nella vostra stanza.

Fate questo esercizio per un ora. Non per un giorno, provate a farlo per un ora.

Provate a convincere un parente, un amico, ad assistervi per quella sola ora.

E dopo provate ad immaginare, se ne siete capaci, di moltiplicare quell’ora per 10, per 100, per mille.

Non basta. Un solo anno di vita in queste condizioni equivale a 8760 ore. Davvero se vi toccasse questa sorte, a voi, ad un vostro caro, sareste cosi inflessibili con “il non discutere della vita?” Della nostra (vostra) o di quella degli altri?

 

 

 

 A tutti quelli che “non si possono toccare gli embrioni”

“Perché gli embrioni sono vita”… e allora facciamone un feticcio di questa vita. Tanto che fastidio danno se stanno li ad esaurirsi in un bagno di azoto liquido? Che muoiano in silenzio, senza disturbare le nostre certezze morali. E chi se ne frega se potrebbero servire ai tanti Giorgio, Luca, Daniele… non indaghiamo troppo sulla vita… Potremmo scoprire che la nostra non ci piace.

E tutti coloro condannati a finire come Piergiorgio Welby o come Luca Coscioni? Sopportino con dignità la loro sorte. Senza chiederci una speranza di vita migliore grazie agli studi sulle staminali. Ma senza neanche chiederci di poter morire in santa pace dignitosamente.

Insomma che non disturbino. Questi sono mica discorsi che si possono fare “turbando la coscienza di milioni di cittadini”.

E se Jago a 14 anni sta su una sedia a rotelle… che gli si spieghi che “ cosi è la vita”… o almeno quella che, chi sa cosa è moralmente giusto e cosa è moralmente sbagliato ( se non ci fossero loro dove andrebbe a finire il mondo?), dice che deve essere. E se chi sa cosa si e cosa no per una volta ha un dubbio? Bè in caso di dubbio non c’è che una scelta… non decidere nulla.

 

Alla fine la parola che manca sempre è una sola. LIBERTA’

 

Libertà di ricerca.

Liberta di scegliere come vivere,

libertà di scegliere come morire.

 

A tutti un augurio per un sereno natale.

 

Ciao, Fulvio




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2 dicembre 2006

Voglio scendere dal tram ( io questa Italia non me la merito)

Inutile negarlo…. Vedere tanta gente a Roma manifestare contro Prodi e/o a favore di Berlusconi fa un certo effetto.

Speriamo che da sinistra non si alzino i soliti distinguo… i noi l’avevamo detto e noi avremmo fatto cosi…

altrimenti di sinistra in Italia non ne sentiremo più parlare per molto, molto tempo.

 

Nota di servizio

Fino al 15 dicembre sono impegnatissimo e continuerete a vedermi poco.

Un saluto a tutti, Fulvio




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25 ottobre 2006

I Libri di Lulu.

 

Lulu non è una bella ragazza appassionata di lettura.

Lulu è un sito commerciale destinato ad accogliere tutti coloro che pur avendo scritto dei libri, delle canzoni, dei programmi, non trovano un editore disposto a pubblicarli.

Meglio ancora Lulu si rivolge a coloro che un editore di tipo classico preferiscono non averlo.

Chiunque, senza spendere un euro, può creare la sua opera, dal calendario a tema al romanzo, passando per musica, foto, manuali ecc., scegliere impaginazione, formato, rilegatura, prezzo e margine di guadagno (anche gratis) e mettere tutto sul proprio negozio on line.

Lulu resta comunque un sito commerciale, ed il suo guadagno è una percentuale di quanto chi pubblica ha deciso che valgono i propri diritti d’autore.

La gestione dei diritti d’autore è interamente in mano all’autore stesso cosi come la licenza d’uso.

Di base vale la legge sul copyright americana che tutela le opere nel momento stesso in cui vengono scritte, senza bisogno di registrazione dell’opera stessa e/o dell’autore. La licenza d’uso è personalizzabile e prevede la possibilità dell’open source.

I diritti verrano pagati direttamente da Lulu o tramite assegno (in dollari), o tramite i comodissimi conti Paypal di Ebay.

Insomma Lulu dovrebbe permettere a tutti di pubblicare senza il rischio di incappare negli “editori imbonitori” che elogiano la tua opera ma ti chiedono un “piccolo” contributo alla sua pubblicazione.

Lulu ha da poco aperto la sua versione italiana, e malgrado vi siano ancora alcune falle veniali ( spesso ci si trova reindirizzati sulle FAQ americane, o lo stesso link se utilizzato in un menu ti manda alla pagina corretta, se utilizzato da un'altra parte no) la comunità di autori italiani è già abbastanza nutrita.

Lulu dichiara di non voler fare concorrenza all’editoria classica, ma credo che qualche assestamento nel medio periodo lo provocherà. Sicuramente non saranno le grandi case editrici a risentirne, ma tutte quelle che erano abituate a guadagnare senza investire sull’opera, ma facendo pagare i “costi di stampa” all’autore dovranno prima o poi farci i conti.

Al momento vedo due grossi limiti di Lulu per la realtà italiana:

Il pregiudizio che molti hanno sull’acquisto di materiale su Internet.

L’accesso alla rete, che in molte parti d’Italia, anche del nord, avviene ancora con connessioni analogiche troppo lente per permettere un trasferimento disinvolto di grossi file.

Per il resto credo che Lulu diventerà uno strumento apprezzato molto anche dai bloggher, che vi troveranno l’anello di congiunzione ideale, tra la rete e la carta stampata.

Staremo a vedere. Nel frattempo io ho messo su il mio negozietto.




permalink | inviato da il 25/10/2006 alle 12:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



19 ottobre 2006

Volando ci mette la faccia :-)




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18 ottobre 2006

Pansa, i partigiani di ieri ed i fascisti di oggi.

Lungo.. troppo.. e complicato… se vi fermate qui avete la mia comprensione…

 

Premetto che non ho letto il nuovo libro di Pansa.

Ho però letto gli articoli dei vari quotidiani su quanto accaduto e mi sono fatto un idea sulla vicenda.

 

La prima idea è che Pansa, consapevole o meno, si sta prestando ad un operazione di revisione della storia, condotta in maniera scorretta rispetto alle modalità che la scienza tutta (storia compresa) richiede.

Il perché è spiegato molto bene da Angelo d’Orsi sulla stampa di oggi.

Il punto è che, la storia, cosi come la scienza moderna, non accetta ricerche fatte avendo già in mente quale deve essere il risultato finale.

Per intenderci ci sono grosso modo 3 tipi di ricerca possibile sulla resistenza.

 

Possibilità 1) Una valutazione generica sul valore della resistenza.
Per fare questo, correttamente, si deve raccogliere le testimonianze di tutte le parti coinvolte. Quelle di chi sostiene una tesi e quelle di chi sostiene la tesi opposta. Verificarle, confrontarle e infine fare un serio studio di cosa sarebbe stato di questo stato senza la resistenza.

Alla fine il ricercatore può esprimere un giudizio favorevole o meno. La cosa fondamentale è che tale giudizio sia il risultato della ricerca svolta e non che, come spesso accade, la ricerca sia servita a rafforzare un PREGIUDIZIO già esistente nel ricercatore.

 

Possibilità 2) Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi disdicevoli.
Questo è un tipo di ricerca in se legittima. In questo caso è anche legittimo consultare solo quelle fonti che possono testimoniare questo tipo di episodi.

Quello che non è legittimo è dare un giudizio assoluto sulla resistenza partendo da una simile ricerca.

L’esistenza di episodi spiacevoli non può dimostrare in assoluto che la resistenza sia stata inutile o addirittura dannosa per il ritorno della democrazia in Italia dopo il fascismo.

 

Possibilità 3) Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi eorici.
Vale tutto quanto detto per la possibilità 2.

Anche qui l’esistenza di atti eroici non puo’ dimostrare in assoluto un valore positivo della resistenza.

 

Per tutti e tre i tipi di indagine, il ricercatore dovrebbe citare le fonti e riportarle nelle sue pubblicazioni. Citare i testi, i documenti e le persone con nome e cognome.

Non ha alcun valore una ricerca in cui si citano documenti generici, fatti per sentito dire da pesone conosciute solo da chi espone la tesi.

 

A quanto pare Pansa vuole dimostrare, ed è legittimo, che il Partito Comunista Italiano abbia cercato di mentire sul valore della resistenza in Italia esagerando gli atti eroici e tacendo quelli disdicevoli e delinquenziali compiuti dai partigiani. In pratica Pansa accusa il PCI di avere svolto una ricerca del tipo 3, Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi eorici, per dare un valore assoluto, positivo, alla resistenza.

Peccato che per fare questo Pansa cade nell’errore speculare. Ovvero fare la ricerca di tipo 2, Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi disdicevoli, per dare un giudizio assoluto, negativo, opposto a quello del PCI.

Inoltre pare che Pansa faccia questo citando fonti non verificabili da parte del lettore. Questo è un errore imperdonabile per un ricercatore, anche se in buona fede e che non consentirebbe , ad esempio, la pubblicazione di una ricerca su un farmaco o su un fenomeno elettromagnetico.

 

Vi è però, purtroppo, anche una seconda idea che mi sono fatto. Ovvero che molte persone che dicono di militare nella sinistra, che parlano di democrazia e di libertà, poco hanno capito di questi concetti.

La democrazia e la libertà, che io al contrario di Pansa credo abbia ricevuto dalla resistenza una robusta iniezione ricostituente, prevedono la libertà di parola e la libertà di dissentire.

 

Ritengo quindi che Pansa abbia diritto di scrivere e dire quello che scrive e quello che dice….

Ritengo altresì che io, e quelli che la pensano come me, posso dire che non mi convince, che trae conclusioni sbagliate da fatti in parte veri, che il suo non è il modo coretto di analizzare la storia.

Ma lo dico pacatamente, senza bisogno di coprire la sua voce coi fischi o con i canti. Faccio cosi perché privare della possibilità di parlare chi dissentiva è stata, prima ancora del manganello e dell’olio di ricino, l' arma del fascismo. E la storia, grazie anche alla resistenza, ci ha insegnato che il fascismo non era una bella cosa.

 

Un saluto, Volando




permalink | inviato da il 18/10/2006 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



4 ottobre 2006

Eutanasia. Parlare della morte.

Quando avevo circa 20 anni… capitava già di discutere dell’eutanasia.

La discussione di solito si teneva al bistrot, con davanti, secondo la stagione, un bicchiere di Pernod accompagnato dall’immancabile caraffa d’acqua gelata, oppure una tisana bollente addolcita con miele e ampiamente corretta con qualche prodotto ad alta percentuale di CH3CH2OH

 

In quel periodo la mia filosofia in merito era all’incirca questa…

“se una persona che amo soffrisse terribilmente per una malattia che la porterà sicuramente a morte… e se questa persona mi chiedesse di aiutarla a morire… bene, io correrei il rischio di un imputazione di omicidio per fare ciò che mi chiede.”

A questa frase ero solito aggiungere …

“comunque la legge dovrebbe continuare a vietarla perché questa è garanzia che chi compie un simile gesto lo fa solo per amore e non per altri fini…”

 

Passati 22 anni, sono un po’ più disilluso sul mondo e credo che chi ha altri fini non ha bisogno della scusa dell’eutanasia, per farti fuori il vecchietto o il malato di cancro.

 

Ma soprattutto passati 22 anni ho scoperto la più subdola e terribile delle malattie moderne. La solitudine.

 

La legge sull’eutanasia non serve a chi ha vicino un figlio, un coniuge, un amico pronto a tutto per lui. Una legge per l’eutanasia serve per tutti coloro che sono soli.

 

Penso che non voler parlare dell’eutanasia sia in realtà un non voler parlare della morte… la morte come una tappa obbligata della nostra vita.

 

La nostra società ha nascosto la morte… La cultura cattolica la rimuove. Non solo ci viene promesso che la vita continuerà dopo la morte ma che “ risorgeremo nella carne..”

In questo modo la morte scompare… diventa al massimo come un appuntamento dal dentista… spiacevole, ma dopo un po’ passa tutto.

Viviamo senza volerci sentire dire che la morte è parte stessa della vita, anzi, che senza la morte la vita non potrebbe esistere.

In molte culture si vive per preparare la morte.

E noi siccome non vogliamo pensare alla morte ci lasciamo sfuggire la vita sotto gli occhi perché tanto ci illudiamo che non finirà mai.

Quanto diverse sarebbero le vostre scelte se conosceste il momento della vostra morte?

Accettereste di stare 4 ore alla settimana in più in fabbrica o in ufficio per pagare le rate del maxi schermo, se sapeste la data esatta della vostra morte?

Accendereste un mutuo di 25 anni se aveste la certezza che questa cifra corrisponde alla metà della vostra vita… e senza l’illusione di poterci invecchiare in quella casa, ultra settantenni con a fianco la persona che amate?

Se non possiamo decidere della nostra morte… probabilmente non possiamo decidere della nostra vita.

 La società non vuole che parliamo dell'eutanasia perché ha paura che parliamo della morte.
Questa società non potrebbe restare cosi com'è se noi davvero disponessimo della nostra vita.




permalink | inviato da il 4/10/2006 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


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